giovedì, ottobre 20, 2005

Perché su 4?

Se guardiamo la maggior parte delle strisce a fumetti notiamo che vengono sviluppate nel classico formato a 4 vignette.
La domanda è: perché?

Una plausibile risposta ci viene fornita da Wikipedia:

Le strisce quotidiane dei Peanuts erano impaginate nel formato "salva-spazio" a 4 vignette sin dagli anni '50, con rarissime eccezioni sviluppate su 8 vignette. Nel 1975 lo spazio fu leggermente accorciato in orizzontale e nel 1988 Schulz abbandona lo schema classico iniziando ad utilizzare l'intera lunghezza della striscia, in parte per combattere le continue riduzioni di spazio, in parte per sperimentare.

Da questo passaggio possiamo intuire che il formato a 4 vignette sia solo una convenzione, nata prima degli anni ’50 che serviva per ottimizzare la stampa del giornale dove venivano pubblicati i fumetti.
Il fatto che sia solo una convenzione di stampa, mi lascia perplesso.
Dopo un anno di strisce, mi scopro ad avere una certa facilità di visione nella struttura a 4 vignette, o meglio, in 4 vignette posso creare quella dinamica comica che, a mio avviso, risulta essere ottimale: battuta iniziale - risposta - sospensione - battuta finale.
Ogni tanto cambio o sposto questi elementi, ma il più delle volte la struttura è quella indicato qui sopra, questo perché ho notato che la sospensione chiama la battuta.
Insomma la chiusura della striscia diventa più efficace se viene dopo un silenzio o un baloon piccolo, inoltre una vignetta vuota o poco parlata mi permette di poter giocare con gli sguardi dei personaggi.
Questo capita anche in una struttura a 3, ma non sempre, anzi.
All'inizio di zorflick non avevo intenzione di ricadere nella struttura a 4 e mi sono imposto, difatti, una struttura a 3, il risultato è stato che, molte volte, ho avuto l’impressione d’aver bruciato la battuta finale, cioè che la stessa arrivasse troppo presto rispetto ai tempi comici della striscia.

Dopo quest’esperienza sono ritornato a giocare con le classiche 4 vignette.
Certo, ogni tanto mi diverto a cambiare, ma se posso, rimango fedele alla tradizione.

mercoledì, ottobre 19, 2005

Dove nascono le idee?

Ovvero, in quale luogo.
Appurato che uno dei principali luoghi di ispirazione sia il bagno, gli altri quali sono?
Io di solito trovo molte idee mentre guido, ispirazione pericolosa, oppure sul treno.
Il viaggio fisico coincide col viaggio mentale.

Da qui la mia prima e unica regola:
- Viaggia sempre con carta e penna alla mano, che le idee a volte non si fissano da sole.

venerdì, ottobre 14, 2005

I materiali: penne pennini e pennelli

Siccome da qualche parte bisognerà pur iniziare, inizierò dai materiali usati, ricordate sempre che questo non è un manuale, ma solo il mio punto di vista basato sulla mia esperienza personale.

Per le matite uso una normale matita a pulsante con mine HB, non ho una particolare necessità di definire le ombre ed i volumi sino dalla matita, perlomeno nella strisce di Zorflick, per cui un uso di matite morbide e di tratteggio sfumato servirebbe solo a sporcare in modo eccessivo la tavola.
Meglio il tratto pulito di una HB, oppure di una mine più dura, in modo da limitare a zero l'uso della gomma. Cancellare la matita è sempre una rottura.

Per la fase di inchiostratura invece le tecniche divergono dall'utilizzo finale della striscia.
Per la versione web quale preferisco usare dei toni morbidi e delle ombre tratteggiate, per fare questo e simulare al meglio la matita, uso una penna a sfera.
Perché non uso direttamente le matite?
Perché l’inchiostratura permette di rendere meglio la profondità di una tavola, mentre le matite una volta scansite tendono ad uniformare eccessivamente il tratto.
Tra le varie che ho provato mi sono trovato bene con la Pentel Superb, questo perché la punta molto sottile mi permette di effettuare un tratteggio fitto e leggero, mentre la Bic ha una punta troppo grossa e l’inchiostro troppo grasso per farlo.
Pulite sempre la punta della penna, che a furia d’essere usate hanno la pessima abitudine di creare grumi d’inchiostro sul loro bordo.

Invece per la striscia cartacea e per le illustrazioni in generale, preferisco usare dei pennarelli ad acqua, questo perché un tratto deciso ha una leggibilità maggiore.
Tra i pennarelli ad acqua, i miei preferiti sono i Sakura Pigma Micron, ottimo inchiostro, ottima resa e punta resistente.
Il fattore punta resistente è decisivo, questo perché bisogna ricordarsi che non si sta eseguendo un disegno tecnico nel quale la pulizia delle linee è fondamentale, ma un disegno a mano libera e all'occorrenza bisogna calcare la mano, per evidenziare e per perdere l’eccessiva uniformità di tratto dei pennarelli.
Nel mio passato ho distrutto una miriade di pennarelli 0.4 cercando di calcare i bordi di un immagine.
La possibilità di avere punte di dimensioni diverse, associata alla loro maneggevolezza rende penne e pennarelli la soluzione più comoda e versatila, soprattutto per chi è alle prime armi.

I più bravi si possono invece dedicare alla china, pennini o pennelli.

Tra i due, per via di limiti manuali, leggi: sono una frana, l'uso dei pennelli mi è quasi precluso.
Usare il pennello e la china è un arte, bisogna appoggiare leggermente il polso e tenere il pennello quasi perpendicolare al foglio. Provateci e dopo dieci minuti vorrete essere morti.
Senza contare che i pennelli devono essere assolutamente lavati dopo l'uso, pena la loro rovina.
Difatti la china ha questo terribile vizio di volersi a tutti i costi solidificarsi alla base delle setole.
Questo inchistro seccandosi allarga irrimediabilmente le setole, un vostro pennello 2 dopo questo trattamento si ritroverebbe ad avere il tratto di un 6.
Oltre al danno la beffa, un pennello con setole non sintetiche costicchia.
Questa difficoltà di uso e manutenzione fa si che i pennelli non siano proprio la soluzione più pratica.

I pennini invece, adorati dai mangaka, sono decisamente meglio, solo che anche loro hanno la pessima abitudine di sporcare il foglio se non perfettamente manutenuti.
Difetto che può essere facilmente dimenticato se si pensa alle miriade di punte esistenti.

Entrare in una cartoleria, svuotare un barattolo di punte da pennino e spulciarle tutte è una goduria per il disegnatore, meno per il negoziante.
La cosa fondamentale è trovare un corpo che si adatti perfettamente alla vostra mano.
L'uso di seghetti o scotch per ottimizzare il bilanciamento è vivamente consigliato.

Infine parliamo della china, prendete quella della Winsor & Newton e poche palle. Se non altro ha un odore fantastico.

E adesso un paio di link da vedere:
Il catalogo della Winsor & Newton. Qui.
Il catalogo dei marker Sakura. Qui.
Il sito e catalogo della Pentel. Qui.

Intenti

L'idea era nata già da tempo grazie a Patch, solo che sino ad oggi non avevo ben in mente da dove iniziare.
Quello che vorrei è solo parlare di come facciamo i nostri fumetti, delle nostre crisi creative, delle soluzioni che abbiamo addottato e del perchè.
Nulla di pretenzioso, solo quattro chiacchiere tra amici.

Detto questo, buona giornata a tutti.